Escursioni

Partendo da La Foresteria è possibile realizzare tantissime escursioni turistiche o partecipare a degli eventi di carattere culturale o enogastronomico che hanno luogo nei dintorni.

Il circuito Planeta Estate
È possibile seguire un circuito che tocca tutti i territori del vino di Planeta, luoghi straordinariamente ricchi di storia e di paesaggi incontaminati: il circuito Planeta Estate che comprende le cantine: Ulmo a Sambuca di Sicilia (Ag), Dispensa a Menfi (Ag), Dorilli a Vittoria (Rg) e Buonivini a Noto (Sr).


TOUR CULTURALE 

Menfi e la spiaggia Porto Palo, AG

La piccola frazione rivierasca del comune di Menfi si trova al centro di un anfiteatro naturale della costa sul Canale di Sicilia ed era l’antico porto orientale di Selinunte. Caratteristica è la torre di avvistamento costiera risalente al 1583 e che serviva per la difesa della città dalle incursioni piratesche. Menfi, grazie alla spiaggia di Porto Palo, è stata premiata con la Bandiera Blu d’Europa per il suo mare pulito e le sue spiagge. Dopo la prima assegnazione nel 1992, il Comune di Menfi viene premiato con la bandiera blu per la prima volta nel 1992 ed ogni anno ininterrottamente 1998 in poi. La spiaggia Porto Palo di Menfi è inoltre stata insignita della “Bandiera “Verde” dei pediatri italiani. In Italia sono 20 le spiagge ad essere promosse non solo per il loro paesaggio incantevole o per il loro ambiente naturale e incontaminato ma anche come mete ideali particolarmente adatte ai bambini.

Sambuca di Sicilia, AG 

Sambuca di Sicilia si trova su una collina a ovest del lago Arancio. Ha un passato arabo – oggi appena rintracciabile nel labirintico tracciato viario della parte vecchia – e una chiesa dei Cinquecento situata in Piazza della Vittoria, la chiesa del Carmine, che custodisce una statua attribuita ad Antonello Gagini. Sulle sponde del Lago Arancio ha sede la cantina dell’Ulmo dove è possibile fare una visita con degustazione e pranzare (dal piatto veloce al menu completo della famiglia Planeta). Proseguendo per altri 10 km in direzione nord è possibile visitare gli scavi minori (sempre aperti e con ingresso gratuito) di Monte Adranone, città greca del VI secolo a.C. che nel IV secolo a.C. cadde nelle mani dei Cartaginesi. (The Rough Guide).

Sciacca, AG

La città di Sciacca, posta sulla famosa strada archeologica siciliana tra Selinunte ed Agrigento è una delle più antiche città dell’isola. Fondata nel VlI sec. a.C. dai Selinuntini, fu la loro stazione termale. Conserva notevoli opere artistiche specialmente del periodo medioevale e barocco. La fama di Sciacca nei tempi moderni è dovuta alla rinomanza del suo ricco patrimonio idrotermominerale, alle acque sulfuree e alle famose grotte naturali vaporose e sudatorie del Monte S. Calogero. La città alta è ancora cinta dalle mura ed è possibile entrarvi passando attraverso una delle cinque porte, la più occidentale delle quali, Porta San Salvatore, conduce alla Chiesa del Carmine, la cui facciata è caratterizzata da un rosone gotico decentrato. Oltrepassata la chiesa e imboccata Via Gerardi si arriva al quattrocentesco Palazzo Steripinto. Da qui, la strada principale di Sciacca, Corso Vittorio Emanuele, prosegue direttamente verso Piazza Scandaliato. L’eredità araba più evidente è costituita dal tracciato delle strade; dalla piazza, proseguendo oltre e dietro il Duomo, edificio normanno del XII sec. e ricostruito nel Settecento, intricati passaggi e ripidi vicoli moreschi salgono alle rovine del trecentesco Castello Conti Luna. Proseguendo per un breve tratto si incontra la chiesa del XII sec. di San Nicolò un piccolo edificio con tre absidi e alcune eleganti arcate cieche. Da Piazza Scandaliato, dei gradini scendono fino alla città bassa e al porto, la cui caratteristica principale è la chiesa moderna turrita. A nord della chiesa vedrete altri gradini, le cui alzate sotto decorate con moderne mattonelle di ceramica alcune raffiguranti scene di vita di mare, altre disegni fantasia, una diversa dall’altra.

Agrigento e la Valle dei Templi 

Agrigento è celebre per la “Valle dei Templi”. La Valle dei Templi è ciò che resta della splendida Akragas, la città fondata agli inizi del VI secolo A.C. da una colonia di rodio-cretesi, resa grande dalle gesta di eroi, leggende e personaggi illustri e che divenne una delle più temute e ricche potenze del Mediterraneo. Pindaro la descrisse come “la più bella città dei mortali…” dove gli abitanti “vivevano la loro vita come se avessero dovuto morire il giorno dopo e costruivano le loro case come se fossero stati immortali…”. Nel corso dei secoli, la Città conobbe la dominazione di Cartaginesi, Romani, Goti, Bizantini, Musulmani e Normanni ciascuno dei quali ha lasciato la propria impronta. Oggi, la Valle dei Templi è meta di migliaia di turisti provenienti dal tutto il Mondo, per ammirare questo splendido patrimonio dell’umanità. Una strada scende da Agrigento alla Valle conducendo le due distinte zone delle rovine archeologiche, la zona orientale e la zona occidentale. Lungo la strada si passa accanto il Museo Archeologico di Agrigento. Per la zona orientale, non recintata, è consigliabile una visita la mattina o al tramonto per evitare troppo afflusso di turisti. Il tempio principale è lo splendido Tempio della Concordia, risalente al 430 a.C. circa. Il tempio è perfettamente conservato e magnificamente ubicato, con eccezionali panorami sul mare e sulla città.

Gibellina

Gibellina (Ibbiddina in siciliano) è un piccolo comune della provincia di Trapani. Dopo la terribile distruzione provocata dal Terremoto del Belice avvenuto nella notte del 14 gennaio 1968, è risorta grazie al contributo di numerosi artisti. Tuttavia, invece di riedificare nelle vicinanze dell’antica Gibellina, essa fu ripresa una ventina di chilometri più a valle. Per la ricostruzione della cittadina l’ex sindaco della città Ludovico Corrao ebbe l’illuminata idea di “umanizzare” il territorio chiamando a Gibellina diversi artisti di fama mondiale come Pietro Consagra, Alberto Burri, Mario Schifano, Andrea Cascella, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Franco Angeli, Leonardo Sciascia. La città divenne subito un immenso laboratorio di sperimentazione e pianificazione artistica, in cui artisti e opere di valore rinnovarono lo spazio urbano secondo una prospettiva innovativa. Oggi Gibellina ha assunto un valore artistico straordinario che purtroppo si scontra con la realtà di una città fuori dai circuiti turistici e pertanto del tutto sottovalutata.

Caltabellotta

Ancora più all’interno potete visitare il paese di CALTABELLOTTA avvolto nelle nuvole, situato a 850 m di altitudine in magnifica posizione, essendo pittorescamente arroccato su tre spuntoni di roccia da dove un panorama mozzafiato spazia in tutte le direzioni. Sul più alto di questi pinnacoli, si può passare attraverso l’unica porta superstite del castello normanno che un tempo si ergeva qui e, arrampicandosi su per alcuni gradini scavati nella roccia a picco, raggiungere la cima, da dove il paese sottostante sembra un mosaico di tetti grigi; il panorama è meraviglioso e sconfinato, abbracciando nelle giornate limpide perfino l’Etna. Il castello stesso, distrutto da un terremoto, è noto come il luogo in cui gli angioini e gli aragonesi firmarono il trattato di pace che sanciva la fine della guerra del Vespro. Immediatamente sotto si trovano la Chiesa Madre, normanna, e la gotica Chiesa di San Salvatore, entrambe scenograficamente addossate a uno sfondo roccioso. (The Rough Guide).

Erice

Erice è una suggestiva, caratteristica cittadina cinta di mura, arroccata in magnifica posizione sulla montagna omonima a 800 m sul livello del mare; in tutto e per tutto medievale, con le sue ripide viuzze che si inerpicano sui fianchi del monte, gli edifici in pietra e un’atmosfera da fiaba in cui regna il silenzio, le sue radici affondano però in un passato ancora più antico. Fondata dagli Elimi, che si proclamavano discendenti dei Troiani, la città era conosciuta nel mondo antico come Eryx, e un tempo un magnifico tempio dedicato a Venere Ericina, dea mediterranea della fertilità, sorgeva in cima alla montagna, tanto in alto da essere utilizzato dai marinai come punto di riferimento per l’orientamento. Secondo la leggenda, fu qui che atterrò Dedalo – diversamente da suo figlio Icaro che si avvicinò troppo al sole – dopo essere sfuggito a Minosse; Dedalo offrì poi in dono al tempio un alveare d’oro per ringraziare la dea. Benché la città fosse considerata inespugnabile, Cartaginesi, Romani, Arabi e Normanni riuscirono a conquistarla nel corso dei secoli, serbando però tutti un grande rispetto per la sacralità del luogo, tanto che i Romani ricostruirono addirittura il tempio e misero duecento soldati a difenderne l’inviolabilità. Successivamente, gli Arabi ribattezzarono la città “Gebel-Hamed”, “la montagna di Maometto”, mentre il Conte Ruggero la volle chiamare Monte San Giuliano, un nome che le rimase fino a quando Mussolini non le restituì il suo nome originario, nel 1934.

Museo del Satiro danzante – Mazara del Vallo

Il museo del Satiro danzante di Mazara del Vallo è l’emblema della cultura mediterranea esponendo, oltre la preziosa statua, il patrimonio sommerso recuperato nel canale di Sicilia rappresentato da alcuni ritrovamenti marini che narrano la lunga via delle emigrazioni, argomento di grande attualità alla luce dei continui esodi migratori che percorrono il mediterraneo e dei commerci che tanto hanno contribuito a costruire il mosaico della nostra cultura. Il Satiro è colto nel momento dell’estasi della danza orgiastica, ruotava sulla gamba destra impugnando i simboli del culto, nella sinistra il kantharos (calice per il vino) e nella destra la canna del tirso ornata da un nastro e coronata da una pigna, portava sulla spalla una pelle di pantera. Il Museo è situato nella chiesa di S. Egidio, edificio di rilevante interesse architettonico, appartenente alla omonima Confraternita fondata nel 1384 e costituita in massima parte da professionisti e intellettuali. La chiesa fu costruita tra gli inizi del 1500 e la fine dello stesso secolo, visto che quando fu realizzata la cupola, nel 1578, la navata mancava ancora della copertura. Il Museo del Satiro espone reperti provenienti dalle acque del canale di Sicilia, fra cui il frammento bronzeo di zampa di elefante di epoca punico-ellenistica, un calderone bronzeo di epoca medievale, una selezione di anfore da trasporto di epoca arcaica, classica, ellenistica, punica, romana e medievale.


SITI ARCHEOLOGICI

Selinunte

Vasta zona archeologica tra le più importanti in Italia è posta in un suggestivo sito panoramico. Selinunte, dal nome “Selinon”, una varietà di sedano selvatico che cresceva rigoglioso sulle rive dei due fiumi attorno alla città, venne fondata da coloni di Megara Hyblaea nel VII secolo a.C. È l’unica città greca di cui si sia conservato in estensione l’abitato, e la maestosità delle rovine testimoniano la grandezza raggiunta dalla colonia. Si trova al centro di un parco archeologico che si estende per 270 ettari, i cui confini non coincidono con l’antica città che in realtà era molto più estesa. Attraverso i templi di Selinunte si può seguire l’evoluzione dell’architettura gotica in Sicilia, ancora oggi non è stato possibile identificare le divinità a cui sono stati dedicati e vengono quindi indicati con le lettere dell’alfabeto. La zona archeologica si compone di tre zone; i Templi Orientali, l’Acropoli, e il Santuario. I templi Orientali , vicini e paralleli tra loro e tutti rivolti verso est , vengono individuati con le lettere E, F e G, l’ultimo , costruito a partire dal 530 a.C. è mai ultimato , è tra le costruzioni più colossali dell’antichità, occupa una superficie di 7000 Mq. Il tempio E, recentemente ricostruito , costituisce per le sue proporzioni e le sue particolarità l’esempio più prefetto dello stile dorico in Sicilia . Recenti notizie archeologiche attribuiscono al tempio F essere stato dedicato alla dea Hera o ad Afrodite. Continuando la visita al parco si giunge all’Acropoli che sorgeva in alto a picco sul mare ove si trovano i templi più antichi O, A, C e D , le fortificazioni e la grande muraglia di sostegno.

Selinunte si trova a circa 30 minuti dalla cantina dell’Ulmo.

Segesta

Circa 15 km a sud dì Castellammare del Golfo (e 30 km a est di Trapani), in un verde paesaggio deserto sorgono le rovine dell’antica città di Segesta, fra le più affascinanti dell’isola. Dell’insediamento si sono conservati soltanto un tempio dorico e un teatro in posizione molto scenografica, testimonianze di una città che – come Erice – affonda le sue radici nei XII secolo a.C. Diversamente da Erice, l’antica Segesta venne alla fine ellenizzata e trascorse gran parte del suo ultimo periodo impegnata in liti di confine con Selinunte. Il tempio risale al periodo della prospera alleanza con Atene, ma non fu mai completato; i lavori vennero interrotti quando scoppiò una nuova disputa con Selinunte nel 416 a.C.

Se siete in auto, è più facile visitare il sito durante il viaggio da Palermo a Trapani, dato che è vicinissimo all’autostrada. Con i mezzi pubblici conviene arrivarci in corriera da Trapani. In qualunque modo arriviate, l’unica possibilità dì pernottare in questi incantevoli dintorni è il piccolo hotel di Calatafimi, la città più vicina alle rovine.

(The Rough Guide)

Il giardino della Kolymbetra (Valle dei Templi)

Bene storico, naturalistico e paesaggistico di grandissimo rilievo, il giardino della Kolymbetra, piccola valle situata nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento, è stato affidato al FAI in concessione gratuita dalla Regione Siciliana per un periodo di 25 anni. Autentico gioiello archeologico e agricolo della Valle dei Templi, tornato alla luce dopo decenni di abbandono, è un giardino straordinario per la magnificenza della natura che qui trova la massima espressione della sua generosità e per la ricchezza dei reperti archeologici che ancora vengono alla luce.


RISERVE NATURALI

La Riserva Naturale Integrata Foce del Belice

La Riserva Naturale del Belice, al confine tra i comuni di Castelvetrano e Menfi, interessa un breve tratto di costa meridionale dell’Isola, quella più tipicamente “africana”. E’ uno dei lembi residui, e perciò d’importanza straordinaria, di quel paesaggio naturale che, in passato, doveva caratterizzare il litorale mediterraneo della Sicilia, tra i più belli dell’Isola. Essa comprende ambienti diversi: le dune, la foce del fiume con la tipica vegetazione palustre e, nella parte più interna, la macchia mediterranea sempreverde. Ambienti, questi, sopravvissuti solamente in rari quanto preziosi siti, a causa del pesante e sconsiderato intervento dell’uomo e che, al di là della intrinseca importanza scientifica, costituiscono una vera ricchezza anche dal punto di vista paesaggistico.

La Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa

Tra Siculiana Marina ed Eraclea Minoa si estende una costa incontaminata, la Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa, dove le falesie di gesso si alternano alle marne calcaree a Globigerina, ricoperte talvolta da strati di argilla. La vegetazione erbacea e cespugliosa che ricopre l’ambiente, talora impervio, talvolta consente l’accesso alla splendida spiaggia da stretti sentieri tra le rocce.  Il mare é limpidissimo, i fondali rigogliosi di flora e ricchi di fauna.

La Torre Salsa, antica torre di avvistamento, si trova nel cuore di questa oasi e domina la sommità di un piccolo promontorio d’argilla da cui traspare, laddove il processo d’erosione é più intenso, la bianca marna calcarea. Sul mare un frastagliato tavolato roccioso crea una miriade di sentieri, dove i pesciolini guizzano veloci tra le alghe ed i lenti crostacei trovano rifugio. La natura impervia dei luoghi ha difeso dall’uomo quest’oasi e la proietta, per la varietà e la bellezza dei suoi ambienti, per l’importanza della flora e della fauna, fra le aree più interessanti della Sicilia, meritevoli della massima tutela.


PERCORSO NATURALISTICO 

La Via del Sale e Mozia

Partendo da Trapani, la strada costiera SP 21 verso Marsala permette di godere di suggestive viste sulle saline di Trapani e su quelle dello “Stagnone”. La prima tappa è Nubia, sede del WWF che gestisce la Riserva Naturale Saline di Trapani e Paceco (via Garibaldi, 138) e del  Museo del Sale. Il museo illustra le fasi della lavorazione del sale e alcuni attrezzi utilizzati per l’estrazione e la raccolta: ingranaggi di mulini, pale, ruote dentate, spine, pignoni. Proseguendo sulla strada, si incontrano le saline Ettore e Infersa, sicuramente le più suggestive. Da queste si raggiunge l’isola di Mozia, o San Pantaleo, con reperti archeologici molto interessanti. La posizione strategica, circondata dalle acque basse della laguna dello Stagnone, e naturalmente protetta dalla vicina Isola Longa, resero l’isola un obiettivo ambito sia dai Cartaginesi che dai siracusani.